Quando respiriamo, facciamoci caso!

Quando respiriamo, facciamoci caso!

Sono molti gli spunti di riflessione che questo periodo di quarantena forzata ci ha dato la possibilità di elaborare.

Molte persone, in questo momento, stanno sperimentando il viscerale bisogno di movimento, essenziale per potersi scrollare di dosso le sensazioni poco piacevoli causate dalla prolungata immobilità fisica.

Essere infatti costretti a stare tra quattro mura, senza la libertà di fare una passeggiata ristoratrice, risulta essere faticoso ma necessario.

Per questo, è essenziale prendersi cura di sé anche in casa, cercando di tenere attivo e tonico il proprio corpo in maniera rispettosa, svolgendo movimenti consapevoli ed equilibrati, accantonando la possibile frustrazione del momento.

Non vi proporrò chissà quali esercizi fisici (per quello in rete c’è una grande scelta di video tutorial per ogni esigenza), bensì mi piacerebbe soffermarmi sull’importanza di alcuni piccoli ma importanti movimenti corporei che spesso trascuriamo.

Grazie a questi, anche i movimenti più ampi (come stretching o esercizi di mobilità articolare) possono venir svolti dal nostro corpo in maniera ottimale.

La respirazione corretta, ovvero quella diaframmatica, è sicuramente uno di quei piccoli movimenti sottovalutati del quale mi piacerebbe parlarvi.

Il diaframma toracico, ovvero quella struttura che indirettamente permette ai polmoni di espandersi rendendo così possibili gli scambi gassosi, rappresenta il muscolo principale della respirazione.

Questo muscolo si sviluppa orizzontalmente, divide la cavità toracica da quella addominale, gestisce gran parte delle pressioni corporee, dona passaggio ad importanti strutture vascolo-nervose, ha connessioni con il sistema digerente e, funzionalmente, si relaziona ad altri “diaframmi” come pavimento pelvico, stretto toracico superiore e pavimento buccale.

Il diaframma toracico, inoltre, entra eccessivamente in tensione nei momenti difficili di ansia e di stress…proprio come, per alcuni di noi, può essere quello che stiamo attualmente vivendo.

Una tensione anomala del diaframma, visti i suoi innumerevoli rapporti anatomici, può sfociare in una miriade di sintomi più o meno a distanza e a differenti livelli: digestivi, circolatori, posturali, viscero-vagali e muscoloscheletrici come, ad esempio, dolori cervicali e mal di schiena.

Come recitava quel detto che veniva urlato ai soldati?

Ah sì: “Petto in fuori e pancia in dentro!”.

Nulla di più sbagliato, se ragioniamo in termini di biomeccanica respiratoria.

Secondo questo “fallace modello”, infatti, inspirando si dovrebbe gonfiare il torace ed espirando si dovrebbe parzialmente gonfiare l’addome.

In questo modo si produrrebbe una respirazione puramente toracica e non diaframmatica, che tradotto vuol dire che stiamo utilizzando pochissimo il diaframma e questo non va bene!

In realtà, durante l’atto inspiratorio di una respirazione diaframmatica (quella corretta) è l’addome a gonfiarsi, non il torace!

Ok la teoria…ma la pratica? Non ci resta che sperimentarla!

Posizionatevi a pancia in su, su una superficie confortevole. Ponete una mano aperta appena sopra l’ombelico e l’altra sullo sterno. Bene, ora proseguiamo compiendo delle respirazioni profonde ma soprattutto lente.

Inspirando, facciamo in modo che la mano sullo sterno rimanga relativamente ferma, lasciando invece andare verso il soffitto la mano adagiata sull’addome.

Se il tutto vi risulta essere strano, innaturale e paradossalmente macchinoso non vi preoccupate: avete solo bisogno di allenamento!

Viceversa, se l’esecuzione del movimento vi è riuscita, sappiate che avete appena fatto una corretta respirazione diaframmatica.

A prescindere dal risultato di questo semplice esperimento corporeo, è importante che sia chiaro come questo piccolo gesto, apparentemente banale, se introdotto nel vostro quotidiano possa apportare benessere ed equilibrio a tutto il vostro sistema corporeo.

E se vi dicessi che respirare profondamente ed in maniera corretta, anche per pochi cicli respiratori, permette l’attivazione di specifiche aree cerebrali che liberano gli ormoni del benessere (endorfine: serotonina e dopoamina) riducendo il livello di cortisolo (ormone dello stress)?

In tal caso, se il vostro umore, il vostro ritmo sonno veglia e la vostra memoria dovessero gradualmente migliorare…non stupitevi!

Marco Gotta, Osteopata D.O.

 

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