Il mio parto ai tempi del covid

Il mio parto ai tempi del covid

Essere incinta in piena pandemia, essere incinta, a scadenza, in piena pandemia è una situazione che mi viene da definire surreale.
Dalla fine di febbraio il mio mondo si è stravolto, come quello di tutti noi, ma avevo molta consapevolezza, rispetto ai più di ciò che stava accadendo perché mio marito con i covid era, ed è, a contatto ogni giorni. Sono stati giorni di quarantena assoluta, evitando anche di fare gli ultimi controlli di routine e con la paura che mio marito potesse ammalarsi e non essere né con me, né con gli altri miei figli nei giorni del parto.
Riccardo ha deciso di nascere a 40+0, l’11 aprile. Abbiamo deciso comunque di recarci in ospedale per il parto e non di farlo a casa e a posteriori, posso dire che è stata una fortuna.
L’accesso in ospedale avviene dal PS e già lì mi sembrava tutto strano, come in un film. Mio marito che mi faceva indossare una mascherina protettiva, l’infermiera del triage vestita come un marziano che dice a mio marito “attraversa veloce il pronto, mi raccomando”… Quel pronto soccorso stranamente semi vuoto, che si è abituati a sapere sempre pieno ed intasato.
Arrivata in sala parto ho trovato il solito ambiente accogliente e familiare. Le ostetriche indossavano mascherine chirurgiche ed ovviamente ho dovuto indossarla anche io. Dopo una visita mi è stata data una camera (un degente x stanza, per evitare troppi contatti) e dopo essermi cambiata e preparata sono tornata in sala parto. Il mio travaglio era ormai decisamente attivo. Il papà è potuto rimanere in sala parto sia durante il travaglio che il parto e questo è stato un grande sollievo ed una grande forza.
Indossare la mascherina chirurgica in travaglio non è il massimo della vita. Respirare, soffiare, sopportare le contrazioni sempre più intense con questa cosa sulla bocca e il naso dà un certo senso di soffocamento. Quando proprio non riuscivo più a tenerla ne ho parlato con l’ostetrica che assolutamente mi ha detto di toglierla e loro si sono protetti indossando una mascherina ffp2 invece della classica chirurgica. Da lì tutto è sembrato più facile. Non avevo più fame di aria e poi, improvvisamente, con tre spinte il mio bimbo è nato. Nonostante il clima surreale di un ospedale bardato da covid, dove tante persone stavano combattendo questo maledetto virus, il mio bimbo era nato. La vita vince sempre...
La mia avventura, però non era ancora finita e in tempo di covid non mi sono fatta mancare una capatina in sala operatoria per una complicanza post parto… La mia prima volta in assoluto in sala operatoria… con gente vestita da alieno che correva a destra e manca attorno a me, suoni, macchinari e un anestesista grande e grosso, di cui scorgevo solo gli occhi buoni,ma che arrivava proprio dalla rianimazione, zona iper rossa.
Tutto si è risolto bene e ho iniziato la mia degenza ospedaliera post parto. In camera appunto si è soli, si indossa sempre la mascherina quando qualcuno entra in stanza, visite solo in orario stabilito, possibilmente del papà o di chi ti è stato accanto in sala parto. La degenza è stata appunto la cosa più sofferta x me. Forse perché a causa dell’intervento subito non ero indipendente e avevo bisogno di aiuto un po’ per tutto, ma essere soli la maggior parte del tempo, e soprattutto la notte, è stato davvero brutto. Il bimbo, inoltre, tendono a lasciarlo alla mamma, per evitare che venga a contatto con troppe persone (infermiere, OSS, medici ) all’interno del nido. Un paio di notti il mio piccolo è rimasto lì, perché non ero autosufficiente per me stessa e non sarei riuscita di certo a badare a lui, poi è rimasto con me, ma comunque la mancanza di un familiare di notte con me l’ho davvero patita… Forse perché avere qualcuno vicino mi avrebbe aiutato molto anche moralmente, forse perché effettivamente ero ancora abbastanza debole, ma per me è stata una parte assolutamente non da ripetere.
Sono rimasta in ospedale circa 6giorni, un clima strano, nessun contatto con altre mamme, alcune erano proprio isolate (ho scoperto poi essere sospetti o conclamati casi covid), infermiere ed operatori molto gentili, e disponibili, ma al tempo stesso più sfuggenti e nervosi… E non li biasimo, perché sicuramente vivevano anche loro con ansia la situazione covid ospedaliera .
Partorire ai tempi del covid alla fine non è poi così diverso da un parto in tempo normale, ma sì, ci sono situazioni che ti colpiscono e fanno un po’ impressione.
Una cosa è certa, al mio piccolino avrò che raccontare quando sarà cresciuto.

Daniela Rosato