Genitori separati e Coronavirus

Genitori separati e Coronavirus

Intervista all’Avvocato Paola Sultana

In questi giorni di quarantena ci siamo domandati che cosa stia accadendo nella case dei genitori separati. Lo abbiamo chiesto all’Avvocato Paola Sultana che collabora con Punto(e)Mamma e vi presentiamo brevemente.
L’Avvocato vive e lavora ad Ovada nello studio legale avviato dal nonno paterno Corrado nel dopoguerra, proseguito da suo papà Ugo e portato avanti da lei e sua sorella Antonella. Esercita la professione da 37 anni e inizialmente si è occupata di tutto, di diritto civile e penale, ma in seguito ha deciso di specializzarsi in alcuni settori, in particolare nel diritto della Famiglia e dei Minori. Da sempre impegnata in diverse attività ed associazioni anche non riguardanti la professione legale: iscritta da molti anni all’AIAF (Associazione Italiana Avvocati Famigliaristi) e dal 2008 a LIBERA contro le Mafie, di cui è Coordinatore Provinciale per la Provincia di Alessandria.

Avvocato Sultana,

le direttive del governo hanno stabilito restrizioni sulla possibilità di uscire e spostarsi che stanno creando alcuni disagi nelle famiglie. Ma immaginiamo che per i genitori separati o divorziati questa situazione possa essere difficile e confusa. 

Quali sono le richieste che riceve maggiormente in questo periodo?

Le richieste non sono molto diverse da quelle usuali, tutto dipende dal livello di conflittualità che esisteva tra i genitori separati o divorziati prima dei provvedimenti del Governo e delle Regioni che hanno introdotto restrizioni sempre più pesanti alla libertà di movimento dei cittadini. Una coppia che riusciva prima a “gestire” l’affido condiviso dei figli minori, trova facilmente le soluzioni più adatte a salvaguardare il diritto del minore a mantenere un rapporto significativo con il genitore non collocatario (quello con il quale non vive abitualmente) e rispettare nel contempo le regole dettate per evitare il contagio. Viceversa, due genitori incapaci di dialogare e collaborare nell’interesse del figlio o dei figli, in questa situazione trovano nuovi motivi di conflitto.

Come stanno reagendo i genitori?
Le sembra che questa situazione abbia aumentato i conflitti tra loro?

Come dicevo prima, ogni situazione è diversa dall’altra; e le normative che si sono susseguite, sempre più restrittive e spesso contraddittorie tra loro, non aiutano nè le famiglie nè gli avvocati. Ad aggravare le cose ci si sono messi anche alcuni tutori dell’ordine troppo zelanti che hanno sanzionato o addirittura denunciato padri che si spostavano da una città all’altra per andare a vedere i figli! Ai miei clienti consiglio di adottare prima di tutto il buon senso e di avere ben presente che le norme sull’affido condiviso sono state introdotte per tutelare i minori, che hanno il diritto di mantenere una relazione significativa con entrambi i genitori. Esiste anche il diritto in capo ai genitori, ai nonni, alle altre figure importanti di entrambi i nuclei parentali, ma al centro c’è il bambino, la sua salute, il suo benessere fisico, psichico ed emotivo. 

Che cosa dice il Governo sulla gestione dei figli?

Il Governo ha chiarito che si tratta di un diritto costituzionalmente garantito sia per i genitori che per i bambini. Ha quindi affermato in risposta ad una precisa domanda, che il genitore separato o divorziato può recarsi a far visita ai figli anche per condurli presso di sé secondo le modalità stabilite dalla sentenza o altro provvedimento Giudice. Infatti nell’ultimo modello di autodichiarazione, tra i motivi che giustificano lo spostamento è indicato, a titolo di esempio anche “obblighi di affidamento di minori”, locuzione alquanto infelice perchè è assai raro che in una sentenza o altro provvedimento giudiziario sia previsto l’obbligo per un genitore separato o divorziato di andare a prendere o far visita ai figli secondo modalità tassative.

E i figli?

Chi ha figli piccoli che vivono con l’altro genitore in un altro paese, città o addirittura regione, li costringe a lunghi spostamenti in auto per condurli presso di sé e riportarli a casa magari dopo 36/48 ore. Una volta a casa del genitore n. 2 i bambini/ ragazzi si trovano probabilmente in un ambiente meno confortevole, senza le loro cose quali giochi, computer, Playstation, libri, ecc. e costretti a non uscire, se non chi ha un giardino o cortile privato o chi vive in aperta campagna. Non dimentichiamo inoltre che i bambini e più ancora gli adolescenti stanno vivendo una situazione molto stressante, non vanno a scuola, non possono fare sport, andare a nuoto, neppure uscire in cortile a giocare, mantengono i contatti con i compagni e gli amici solo via telefono, e questo temo che avrà grosse ripercussioni sul benessere dei nostri ragazzi, che hanno bisogno per crescere del rapporto fisico con i loro pari, del gioco, della socialità.

Secondo lei che cosa sarebbe meglio fare?

Non c’è una soluzione adatta per tutti, nel caso in cui i bambini vivano in una città diversa, magari anche molto distante da quella dove vive il genitore non collocatario (di solito il padre), ritengo preferibile evitare gli spostamenti, piuttosto (dal momento che le scuole sono ancora chiuse  e temo resteranno tali per molto tempo ancora) anziché andare a prendere i figli ogni due weekend (che è la modalità più comune) ridurre ad una volta al mese ma tenerli con sé per più giorni. È anche importante fare molta attenzione alla presenza di persone anziane nelle nostre case: molti padri, ma anche mamme, una volta separati tornano a vivere con i propri genitori, per ragioni economiche ma anche per avere un aiuto con i bambini. Sono i nonni che nella nostra società in cui il welfare è così ridotto rispetto ad altri Paesi, vanno a prendere i bambini a scuola, li portano a calcio o a danza, li aiutano a fare i compiti in attesa del ritorno a casa della mamma o del papà. Questo si è rivelato estremamente pericoloso ed è una delle ragioni per cui da noi si sono ammalati tantissimi anziani e molti sono purtroppo morti. In Germania, ad esempio, in contemporanea alla chiusura delle scuole il Governo ha raccomandato di non portare i bambini dai nonni, di tenerli lontani il più possibile dagli anziani, permettendo ai genitori che lavoravano di usufruire di congedi e di altre misure per agevolare la cura dei figli. La speranza, l’auspicio è che da questa drammatica esperienza tutti noi possiamo trarre delle lezioni per modificare i nostri comportamenti ed i nostri atteggiamenti, mettendo da parte i motivi di risentimento, la rabbia e l’aggressività. La parola chiave è, e sarà, COLLABORARE, incontrarsi a metà strada, ed in questo il ruolo dell’avvocato famigliarista è fondamentale.